GLOBALITA’ DEI LINGUAGGI 
GLI STILI PRENATALI

DAL 10 OTTOBRE 2020

Con Pinuccia Alladio

info e iscrizioni: 340 332 8039

A cosa può servire questo percorso?

È una via per riprenderci il corpo e la sua antica saggezza fatta di simboli e linguaggi universali e non verbali.

È una chiave di lettura per “Ri-conoscere” l’emersione di memorie prenatali nei gesti quotidiani,  nella propria espressione artistica, nella scelta di forme e colori per “possedere le proprie emozioni anziché esserne posseduti”

Attraversare i sette stili prenatali significa anche che ogni persona è chiamata ad immergersi in un vissuto corporeo, emotivo ed artistico via via diverso, riconoscendo  la sua ” arte di vivere”. Questo  implica avere la capacità e la possibilità di scelta e , laddove incontra dei blocchi, avere l’opportunità di attuare trasform’azioni plastiche per  riappropriarsi della propria essenza vitale.

Quale stile uso prevalentemente nella vita? E come posso passare, consapevolmente da una tonicità morbida, accogliente e fluida  ad un’ attivazione tonica, potente e ritmica?

2020 –

10 ottobre: stile concentrico-pulsante

14 novembre: stile dondolante

12 dicembre: stile melodico-articolato

2021 –

9 gennaio: stile roteante

13 febbraio: stile ritmico-staccato

13 marzo: stile dell’imago-azione

10 aprile: stile catartico

8 maggio: la nascita

                                    “GLI STILI PRENATALI”

Il punto di partenza è che la vita prenatale, con i suoi archetipi universali e imprinting individuali, lascia tracce profonde e incancellabili in tutta la vita umana. Tracce che emergono con particolare evidenza nell’espressione artistica e nell’età infantile.

Nello sviluppo della vita prenatale secondo la metodologia della Globalità dei Linguaggi si possono individuare sette fasi e in corrispondenza sette stili psicomotori; più precisamente sette stili espressivi.

L’accento è posto sul dialogo tonico emozionale fra mamma e bambino; si propongono vissuti psicomotori di rilassamento e danza, attività artistico-espressive per entrare in con-tatto e ascolto profondo.

 

1° Stile: CONCENTRICO PULSANTE

Corrisponde al periodo prenatale dell’”annidamento”, quando si stabilizza la regolarità sincronica e la vita è sicura, “ annidata”. E’ un flusso ossigenato che dall’esterno viene internamente trasformato. Nell’organismo pulsa la vita. Annidarsi, raccogliersi, raggomitolarsi, pulsare, dilatarsi e contrarsi con ritmo regolare in continue microtrasformazioni. Sentire il centro del proprio corpo attraverso il respiro e il rilassamento, irradiare da un centro, sentirsi punto pulsante e espandersi in simmetrie radiali. Il punto diventa un mandala, che non solo irradia da un centro come la prima cellula ma si sviluppa in  proliferazioni circolari distinte ma geometricamente connesse.

 

2° Stile DONDOLANTE

Corrisponde al periodo prenatale della “morula”che si muove in movimento ondulatorio. Il movimento è passivo, la morula è mossa; il piacere è quello elementare di lasciarsi trasportare di qua e di là. La sensazione è di appagamento gratuito senza  previo desiderio.

Lo stile dondolante è la prima espressione memoria del compiacersi con un grembo che risponde ( placenta-placet- piacere) si alla vita erogando sicurezza nel ritmo ripetuto del flusso ossigenato e del battito del cuore. Ad ogni piccola o grande insicurezza  che insorge nella vita l’essere umano inconsciamente ricorre al dondolamento: prima memoria consolatoria che evoca l’imprinting simbiotico primario

Ripetute e dondolanti sono tutte le ninna nanne: dondolarsi, essere dondolati, oscillare, ondeggiare, lasciarsi andare, vivere con i colori le sfumature di intensità.

Il “telo mammone” diventa un grembo contenitivo sotto al quale si sperimentano le vibrazioni, filtrate dal liquido amniotico. Abbandonarsi e lasciarsi andare è relativo a questo stato di perdita delle difese e di affidamento totale all’ambiente contenitivo.

 

3° stile: MELODICO

Al dondolamento succede il periodo detto natatorio, in cui si sviluppano progressivamente gli arti con i quali il feto compie movimenti registrandoli interiormente avendo già un apparato neurologico che lo permette. Più avanti nella vita troveremo nell’universalità dello scarabocchio umano la traccia di questo primario ARTIcolarsi  in modo fluido e continuo. Di qui deriva il senso di carezza: il feto si com-muove con la mamma in un dialogo tonico ed emozionale, nella vita post-natale la melodia ci attiverà emotivamente ed affettivamente ( movimenti di : leggerezza,  fluidità, sinuosità, facilità, assenza di gravità, volo…). La melodia è un’esperienza di profonda intensità emotiva.

 

4° stile: ROTEANTE

Lo spazio nel grembo materno è ancora ampio rispetto alle dimensioni del feto che in questo stadio può ROTOLARE liberamente grazie allo sviluppo degli arti e alla maggiore tonicità del movimento, l’articolazione di sé aumenta. Il movimento della danza è circolare, roteante , avvolgente, spiraliforme volteggiante…La sensazione è quella di libertà, onnipotenza nel sentirsi centro senza confini al proprio espandersi a livello motorio.

 

5° Stile: RITMICO-STACCATO

In questa fase della gravidanza, i movimenti del bambino  riescono, con facilità, a raggiungere le pareti dell’utero con un  direzionamento ritmico degli arti che compiono  protensioni angolari, dal centro alla periferia con  un andirivieni elastico nella ricerca dei confini della cavità uterina. Gli arti vanno e vengono in un “ attacca e stacca” in una gesticolazione a brevi tratti rettilinea per esplorare e misurare lo spazio intorno a sé.

Movimenti e danze per attivare l’energia vitale e  sperimentare un’attivazione tonica: tocchi, impulsi, battiti, colpi, piacere nell’agire e nel misurarsi.

 

6° Stile: IMAGO-AZIONE

Corrisponde all’ultimo periodo della gravidanza, quando il feto vive in uno spazio troppo stretto in cui non è più possibile spaziare con gli arti. La natura offre una risorsa con l’imago-azione ( azione delle immagini); il bimbo, immerso nel “ sonno fetale”, segue le immagini sensoriali interne , con un tracciato elettroencefalografico uguale a quello della mamma.

Ciò che è informale ed inarticolato ( atmosfera, clima, rumore, caos, il sentito..) prevale sulla forma articolata (il visto)

In questo stadio si evidenziano, come nella fase rem, i movimenti dei bulbi oculari sotto le palpebre, il feto in questo periodo reagisce alla luce fatta ruotare esternamente sulla pancia della mamma. Vissuti psicomotori ed espressivi per sperimentare cambi d’atmosfera: deformazione di immagini, sovrapposizione, sogno onirico, disarticolazione, surrealismo, mistero, frammenti, ombre… qualcosa incombe.

 

 

7° Stile: CATARTICO

E’ il tempo del travaglio e della nascita segnato dalla percezione di un cambiamento ritmico e metabolico che determina uno stato di ipersensibile ascolto dell’imminenza. Si vive con il movimento della danza un crescendo  di velocità e un’intensificazione di energia fino ad arrivare alla catarsi. Travaglio, fatica, sforzo. Imminenza di sorprese. Imperatività, coercizione, predestinazione ineluttabile. Angustia, panico, spinte, accentuazione di ritmo, prevalgono gli impulsi più forti, cadere, precipitare, scarica… sollievo, conclusione liberatoria, pace.

                                                                                             (dispense di Stefania Guerra Lisi per la formazione 2018, Cuneo)

 Bibliografia:

 “gli stili prenatali nelle arti e nella vita” di Stefania Guerra Lisi e Gino Stefani, 1999 Borla Roma

“il racconto del corpo”  di Stefania Guerra Lisi , 1992 Borla Roma

“ ri-uscire” di Stefania Guerra Lisi,1990, Borla Roma

 

IL VIAGGIO DELL’EROE

Nella globalità dei Linguaggi il Viaggio dell’ Eroe è la teoria che, in virtù della continuità della vita umana e delle inestinguibili memorie del corpo, vede la storia psicocorporea della nascita come la “ri-uscita” primaria, matrice e modello di tutte le successive “riuscite”,  considerate “rinascite”.
Punti del corpo-memoria:

IO SONO
Punto dell’Essere alla base della schiena, chiamato “punto di vita” perché la nostra vita soggettiva comincia da qui.
Infatti dalla posizione fetale di rannicchiamento in cui la schiena è quasi saldata alla parete dell’utero, con la prima doglia espulsiva, si ha l’improvviso momento del distacco con una spinta alla base della schiena, una sorta di “tradimento alle spalle”. Nella base della schiena è localizzata l’individualità fisica: l’ IO SONO. Per affrontare qualsiasi situazione della vita, per agire, è necessaria ogni volta una spinta come quella iniziale, è necessaria l’esperienza del distacco dalla protezione per affrontare ogni volta l’ignoto. Quando c’è sicurezza di sé, coraggio, voglia di affermare la propria personalità c’è l’attivazione tonica del punto vita che ci permette di “prendere la vita di petto”.

IO VOGLIO
 La naturale volontà di avanzamento, di nascere, di vivere è localizzata nelle clavicole        (= “chiavi” del movimento) e nelle spalle Il bambino ha le braccia immobilizzate; quindi per andare avanti nello strisciamento lungo il canale vaginale, e opporsi alla sensazione di schiacciamento, deve puntellare le scapole-clavicole. Fortissima messa in gioco della muscolatura. Si tratta del primo sforzo per il bambino, direzionato al superamento della difficoltà nella protensione verso l’unica via d’uscita. Le clavicole solo la zona del direzionamento di sè: quando dobbiamo orientarci, prima le impostiamo incominciando a protenderci, poi ci muoviamo verso la meta.  Nell’attraversamento del canale vaginale, il nascituro scandisce e imprime per la prima volta il tempo della propria scarica di energia vitale, trasformandosi in “attraversante”. Nell’attivazione del campo anteriore il tempo unico si differenzia ( a livello corporeo) per sempre in passato (lasciare dietro di sé), presente (sentire intorno a sé), futuro (come proiettare il corpo avanti a  sé).
La perdita di orientamento e di volontà è testimoniata dalla chiusura delle spalle delle ( cioè delle clavicole); così anche la perdita di idee che stanno alla base del direzionamento, la perdita di aspirazione, che si accompagnano all’ abbassamento del punto vita.

FRETTA DI USCIRE
La zona dell’ impazienza è nei piedi. Il bambino si aiuta puntando i piedi, da un “calcio al passato”, non vede l’ora di uscire, tramite la loro spinta propulsiva. Anche i piedi sono quindi chiamati alla aderenza alla realtà, ad essere basi d’appoggio. La pedipolazione in questo senso è utilissima per stimolare l’aderenza, il contatto con la realtà, il senso di realtà. I piedi saldamente piantati a terra esprimono la necessaria sicurezza per il direzionamento della volontà. La non aderenza alla realtà è testimoniata da difficoltà nella appoggio delle piante (spesso soggetti autistici stanno sulle punte dei piedi). Fretta e impazienza sono generalmente manifestate dal muovere nervosamente o pestare i piedi.

OSTINAZIONE
Zona della testa e della fronte. Il bambino quasi all’uscita avverte il primo soffio d’aria, gli viene “ventilata” la possibilità di uscita; ma quando sta per farcela, batte il capo contro la sella ossea del pube (sinfisi pubica) ripetutamente. È la prima memoria di impossibilità, impedimento. A osteon (osso) associamo (non per etimologia, ma per emotonofonosimbolismo) “ostinazione” , “ostacolo”, “osteggiare”, ” ostico”…
Nella fronte è la prima sensazione di ostacolo, punto di disperazione o di preoccupazione: mano alla  fronte durante la riflessione, accigliamento, o pugni in testa, battere la testa al muro: tutti i comportamenti frequenti nel handicap psichico.

ANGUSTIA
L’Eroe non demorde e cerca altre vie attraverso il movimento oscillante laterale del capo. Questa è un’azione che determina la perdita del senso della realtà: non è possibile pensare in questa condizione, che quella di chi non ce la fa a “trovare una via d’uscita”, di chi si trova in situazioni contingenti e vuole impedirsi di pensare. Si crea uno stato di angustia, di ansia che prende alla gola i momenti di disagio per un metaforico spazio angusto.

PRIMO VAGITO
Poi il bambino sfinito abbassa la testa passando sotto l’ostacolo…

…..RIUSCIRE…. trovandosi a risollevare la testa nel modo più idoneo alla prima inspirazione-vagito, primo atto creativo della persona (nata per-sonare). L’ uomo  ha ritualizzato questo attimo di vittoria della vita sulla morte passando sotto archi di trionfo o facendo inchinare il vinto, o decidendo se fargli o no sollevare il capo.

(Guerra Lisi “il corpo matrice di segni” nella Globalità dei Linguaggi, 2010 Borla Roma)        

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